Potremmo dare un sottotitolo a questo insieme di pezzi storici, ed è quello di nostalgia. Il visitatore deve soffermarsi di fronte a un ventaglio di opere quanto mai preziose a livello di rarità. Sul mercato nazionale e internazionale non sono soltanto introvabili i dipinti di Amedeo Modigliani, ma anche i disegni; quelli qui esposti sono reliquie di un tratto prodigioso quanto armonioso. La mano dell’infelice Amedeo è immediatamente riconoscibile. Ci si sposta poi verso il palcoscenico di opere storicamente importanti, in tutto quaranta, selezionate con indubbio acume dal curatore.
Serri è soprattutto cultore di un Sironi inedito, quello che progetta le varie testate del quotidiano “Il popolo d’Italia”, organo del Partito Nazionale Fascista, di cui egli fu fedele, ma non nocivo, seguace, per il quale realizza manifesti di propaganda. Questo omaggio a Sironi è un comparto storico d’alto interesse culturale, dove il geniale maestro si esprime attraverso una pittura emotiva che nasce da un temperamento drammatico e introverso.

Fanno da contrappunto a questo scenario dove nulla è lasciato al caso, la classicità silente di Giorgio de Chirico, la serenità apollinea di Virgilio Guidi, la sapienza concettuale e metafisica di Giorgio Morandi. Di fianco a loro l’eresia figurativa del post futurista Gino Severini, l’arcaicità classica di Massimo Campigli, la bellezza intimistica del pittore Carlo Corsi, che tanto piaceva alla borghesia del tempo, alla quale fa da contraltare la pittura intimista di Bruno Saetti.
Si giunge infine al secondo dopoguerra con l’informale Afro che non dimentica i rossi di Tiziano, con l’esasperata ricerca espressionista-informale di Emilio Vedova, a cui pare rispondere Pompilio Mandelli con una composizione lirico-informale portatrice di inquietudine. In questo gioco delle parti Serri è una sorta di dotto burattinaio che invita il pubblico a collezionare non solo firme, ma cultura.