La prima tappa dei nostri percorsi artistici è la Galleria d’Arte Moderna di Palermo.

Attraversando Piazza Sant’Anna possiamo già ammirare la sinuosa e barocca facciata dell’omonima Chiesa e le statue che la ornano, imponenti figure di santi a grandezza naturale disegnate dal Serpotta e realizzate dal Vitagliano e dal Marabitti.

Strettamente legate alle Esposizioni Nazionali e alle acquisizioni dalle Biennali di Venezia, le Gallerie regionali nascono nel periodo in cui l’Italia sente il bisogno di trovare un’unità nazionale che, vacillante dal punto di vista politico ed economico, trova una sua identità sul piano culturale. La Galleria d’Arte Moderna di Palermo, fortemente voluta da Empedocle Restivo, è testimonianza dello sviluppo economico Meridionale e di quella nuova classe borghese coinvolta spesso anche nei processi di acquisizione. Fu nel primo trentennio del ‘900 che si delineò l’attuale raccolta, che vede determinante, oltre alla figura di Empedocle Restivo, la collaborazione di Ernesto Basile e Antonio Ducrot come membri della Deputazione presieduta da Ignazio Florio, uno dei principali finanziatori.

La collezione, ora conservata presso il complesso monumentale di Sant’Anna, nonostante ebbe la sua prima sede nel Ridotto del Teatro Politeama, vanta un allestimento vario e armonioso disposto secondo criteri storici e monografici: verismo, romanticismo, vedutismo, temi della pittura naturalistica e della pittura storica.

Giovanni Boldini, Ritratto di Antonio Starrabba, 1898, olio su tela, cm 65×81

Due anime emergono dalla raccolta: quella nazionale tramite le opere di Tito, Von Stuck, Boldini e quella locale dei grandi artisti siciliani apprezzati in tutta Italia come Sciuti, Lo Jacono o Leto. Le grandi tele di formato monumentale di Giuseppe Sciuti e le statue sapientemente illuminate del Gangeri, del Rutelli e del Rondoni sono le prime opere che ci accolgono, colossali tanto per importanza quanto per dimensione e testimoni del gusto diffuso per i temi della classicità tra la fine dell’800 e il primo ‘900, gusto che vigeva anche nelle esposizioni nazionali d’arte di cui Palermo fu sede nel 1891.

Tra i capolavori che si pongono sul versante del romanticismo storico, emblematico degli ideali risorgimentali di un sentimento rivoluzionario e di amor di patria fortemente sentito, l’opera “I “Vespri siciliani” di Erulo Eroli presenta un tema molto caro alla cultura siciliana: l’insurrezione popolare e l’eccidio dei francesi scaturiti dall’oltraggio ai danni di una giovane donna.

Nella nostra passeggiata ci accorgiamo che molte delle opere nella raccolta celebrano il personaggio di Garibaldi, la cui figura di Liberatore venne seguita da diversi artisti che si arruolarono tra le file delle Camice Rosse (ricordiamo Ximenes, Lojacono, Liardo). Spicca tra tutte la colossale “Sepoltura garibaldina” di Filippo Liardo,  realizzata a Firenze, unica nel suo ambivalente impianto rievoco della pittura di genere dai toni intimisti quanto della pittura monumentale ed encomiastica, davanti cui ci investe un sentimento di nostalgica dolcezza e di raccoglimento. Il passaggio da una pittura più leziosa e graziosa, ancora di matrice neoclassica e ormai standardizzata, ad una pittura più intimista attenta a sondare i moti interiori, i sentimenti ed il carattere dei soggetti rappresentati è caratteristico del linguaggio artistico dell’epoca. Ciò si palesa sempre a pianterreno nella stessa produzione del palermitano Giuseppe Patania, che se nelle opere di soggetto mitologico ha quel tono stucchevole e meramente decorativo, nei ritratti riesce a dare prova di un realismo attento a raggiungere esiti di grande abilità e di forte impatto emotivo.

Proseguendo la visita tra le sale della Galleria perviene un ampio scorcio delle terre e del popolo siciliano dell’epoca attraverso le tele di Francesco Lojacono, maggior paesista siciliano dell’Ottocento a cui è stata dedicata un’intera sezione della Galleria: i suoi dipinti attestano le complesse esperienze formative e culturali da esso vissute ponendosi come splendidi esempi di un naturalismo originale costruito sui movimenti artistici europei. Sia nell’attenzione alla resa accurata dei dettagli nelle sue prime creazioni, tra cui ricordiamo “Veduta di Monte Catalfano”, che nella ricerca meno meticolosa della sua produzione più matura, come in “Autunno (Autunno sull’Anapo)”, l’autore si rende portavoce del sentimento della natura permettendoci di scorgere l’espressione della sua profonda intimità riflessa nei paesaggi e trasmessa a noi fruitori in una poesia di scelte cromatiche e luministiche che ci incanta.

Anche le opere di Antonino Leto si fanno portavoce di un verismo lirico: egli fa sua l’esperienza pittorica recepita dai Macchiaioli Fiorentini regalandoci le rappresentazioni dei paesaggi che lo renderanno famoso nel mondo. Nonostante  la sua fama si fondi sulle opere paesaggistiche, ciò che più mi ha affascinata della sua produzione in allestimento sono gli Studi per “I Funari di Torre del Greco”, opere nelle quali possiamo percepire toni di estrema sensibilità e intimismo nell’indagine dei versanti più umili e semplici dell’epoca da esso vissuta, che lo porteranno a raggiungere quelli che ritengo i picchi più sublimi e profondi della sua arte. Qui si muove su un linguaggio disinvolto, libero dalle convenzioni, in cui l’uso spontaneo del colore e della luce evocano la bellezza della natura mediterranea in linea con le espressioni più attuali del naturalismo europeo.

In questo scenario dai toni veristi “I carusi” di Onofrio Tomaselli è la tela che mi colpisce in maniera più dirompente: entrando nella sala in cui è esposta sono stata colta da una sensazione di stupore e compassione nel realizzare che una narrazione talmente cruda possa essere al giorno d’oggi tanto attuale nelle terre più povere e nelle culture arretrate. La rilevanza della denuncia sociale riportata tramite questa monumentale opera non è inferiore all’impatto dato dalle sue imponenti dimensioni. Tomaselli pensa questa opera durante il soggiorno presso il barone La Lumia, proprietario di miniere di zolfo, con l’intento di mostrare la vita del popolo siciliano. Accostandosi al realismo novecentesco, il paesaggio montuoso della zolfara irradiato di luce è il suggestivo scenario in cui i giovanissimi protagonisti sono logorati, tanto fisicamente quanto mentalmente, da un lavoro che li allontana dalle possibilità di una crescita culturale e sociale.

Onofrio Tomaselli, I carusi, 1905, olio su tela, cm 184×333

Sulla stessa scia del racconto del quotidiano, ma allontanandosi dai toni       intimisti a favore di una pittura paesaggistica cittadina di chiaro rimando all’arte modernista Parigina, possiamo godere delle splendide vedute della Palermo novecentesca dipinte da Michele Catti nei suoi scorci più eleganti.

La raffinatezza e la mondanità della belle époque vengono riprese in alcune opere di Bergler, ritrattista di considerevole fama nella società borghese del ‘900, nelle quali riusciamo a rivivere i fasti e la vivacità e della Palermo bene. Di notorietà più internazionale, troviamo nella collezione le opere “Femme aux gants” e “Ritratto di Antonio Starrabba, marchese di Rudinì” del ferrarese Boldini, abilissimo con le sue pennellate fugaci sia nel narrare la frivolezza e la signorilità delle fanciulle dell’alta società, sia nel far emergere l’inquietudine, la malinconia e la maturità dei modelli maschili più austeri.

Tra le acquisizioni da parte della Deputazione incontriamo in allestimento “Il peccato” di Franz Von Stuck, che si pone come prestigioso modello di una pittura simbolista e seducente, in contrasto al resto della collezione ritrattista, che determina tuttavia un’ulteriore apertura sulla scena internazionale insieme all’acquisto de “La collezione” di Gaston La Touche.

Le opere che vediamo nelle sale successive, di cui determinò l’acquisizione Lia Pasqualina Noto nel 1937, raccontano una realtà e un clima ben diversi da quelli in cui questa raccolta ebbe origine: si tratta delle prime opere delle avanguardie artistiche che entrano a far parte della Galleria, tra cui Sironi, Carrà, Casorati, Campigli, Guttuso… artisti di cui sarò felice di parlavi nel prossimo articolo di questa nuova rubrica.