La passione per l’arte a tutto tondo, innata e trasfusa dalla famiglia di artisti, il padre (il maestro Salvo Bonnici) il nonno, lo zio, si percepisce a pieno slancio nella personalità di Filthy Freak. Poliedrico, versatile, dal profilo umile e dal carattere tenace, forte degli insegnamenti paterni dell’arte informale, si concede ad un’intervista nei giorni della chiusura totale a causa dell’emergenza pandemica che ha sconvolto il mondo. L’ho raggiunto a Barcellona, città in cui vive, ma al telefono ovviamente, in una brillante e piacevole chiacchierata attraverso la quale mi ha cordialmente e briosamente raccontato di sé e della sua attività.

Parlami un pò di te, il tuo bakgraund, chi è Filthy Freak?
Sono una persona cresciuta in ambiente artistico grazie al nonno e al papà che mi hanno introdotto al mondo dell’arte. La vocazione al disegno e la predilizione per lo stile e la cultura degli hip pop … hanno fatto sì che mi ritrovai con bomboletta nelle mani, pennarelli, astucci per colorare le scarpe con la spugna riempiti di inchiostro, un po’come la cultura del bronx americano alla quale mi sono identificato e accostato. I limiti e i conflitti con mio padre, professore di discipline pittoriche (maestro Salvo Bonnici ndr) tradizionalista, non sono mancati ma col tempo sono riuscito ad ottenere un rapporto speciale con la figura paterna. La cultura di strada negli anni 90, a Siracusa non era ben vista con le riserve del caso. Invece oggi giorno si è proceduto a creare un vero e proprio brand con tanto di firma sui muri della città; è cambiata la visione della società, l’opinione su chi elabora graffiti, anche questo, con il tempo e con gli studi mi ha permesso di creare un mio stile proprio e mio padre ha contribuito ad alimentare la passione supportandomi con proposte e suggerimenti vari, spingendomi a creare.

Come mai hai scelto la città di Barcellona?
Era un luglio in Sicilia finita l’università di architettura a Firenze, corso di Visual design (laurea triennale), dovevo scegliere una specialistica ed avevo diverse possibilità Roma, Milano Londra e Barcellona Scarto l’Italia, ritengo Londra cupa distante e molto costosa e vengo catturato da Barcellona. Sono arrivato qui a Barcellona dove vivo tutt’oggi, a studiare e realizzare cartoni animati grazie ai corsi audiovisivi e multimediali, migliorando l’aspetto del disegno anatomico, attraverso i 3 anni di scuola servendomi di modelli attinti in giro dalla città e varie escursioni allo zoo. Quindi sono arrivato al digitale e vari supporti per cui il disegno sta alla base. La città dallo studio al lavoro si presta molto alla mia attività e personalità.

La strada è bandita per ragioni sanitarie lo street-artist a causa dell’inasprimento delle misure si arresta? La street art è muta?
Personalmente all’inizio pensavo di andare a dipingere in posti che avevo in mente, si presentava il momento topico! Mi sono detto: “vai” “generalmente con gente che fa caciara non è stimolante”. Le strade affollate non costituiscono un buon momento. Vedendo fuori, con la quarantena, mi sono detto: “caspita può essere la miglior opportunità per andare a lavorare indisturbato”. La notizia era buona per il genere di attività, ma è arrivata inaspettatamente, a parte la confusione dell’epidemia dal punto di vista sanitario dell’emergenza, ho sviluppato un rispetto per le regole dentro me, mi è cambiato il “chip” la maniera di pensare, quando mi sono ritrovato nella situazione per la gravità della malattia e della circostanza in sé . Un esempio può essere offerto dal tumulto della lotta all’indipendenza della Catalogna di un paio d’anni fa, o dell’attentato che mi hanno portato a pensare: “ok vado in strada a dipingere” non per mancanza di rispetto nei confronti degli eventi, ma perché non avrebbero fatto caso ad una persona sola che dipingeva per la confusione in strada. Con il sopraggiungere degli attentati, per me, questo paradossalmente, sarebbe stato un giorno normale per dipingere. L’arrivo della pandemia, invece, mi ha fatto pensare, ho avuto rispetto per la strada e la situazione di emergenza mondiale mi ha fatto tornare sui miei passi … Non pensavo sinceramente! …. Era l’occasione perfetta si! ma vedere la strada cambiata in quel modo come in un film bellico, così surreale, la strada che percorri ogni giorno rimasta isolata, ho avuto più un senso di rispetto.

Alcune opere dell’artista a Barcellona in Calle d’Avinyo barrio gotico

Qual è il cambiamento del linguaggio la cifra della street art al tempo del Covid 19? Oggi la maggior parte degli street artist li incontri su Instagram, social, anche io ho potuto dedicare tempo a questi canali. Questo periodo è stato dedicato ad un incremento di produzione esagerata iniziare delle opere contemporaneamente: calchi in gesso, silicone a quadri, teloni di plastica, ho iniziato a indagare diversi materiali per utilizzarli “explotar” (parola spagnola come la batteria ndr) nuove tecniche, fare delle cose che con il tempo “normale” non ci si arrivava mai a fare, con Amazon ho ordinato i materiali per lavorare. Il mio uso dei materiali è stato dentro le mura domestiche, non più la strada, fare cose nuove e proporle per la strada il domani che si esce, le sculture e calchi ad esempio e portare avanti questo tipo di lavoro.
Sicuro poi rispettare la distanza di un metro – lavarsi le mani, mettere una mascherina. Dal giorno che la mascherina è diventata di uso mondiale infatti la si vede ovunque, ricamata, operata, disegnata. La street art si alimenta di news, critiche sociali, politica, cose culturali, e gli elementi sono assunti come marchio … Se ad esempio Busch parla del maiale ci sarà lui col maiale sul muro! La rivendicazione della mascherina è uno status simbol, in quanto entrata nell’uso quotidiano sarà per la street art un oggetto da realizzare. Perché la street art si alimenta di questo come input per creare, si valuta la mascherina per farci delle sculture, le persone così si possono riconoscere con l’uso della mascherina e si avvicinano al mondo della street art in cui riescono così ad identificarsi. Ecco la street art opera in modo che la mascherina può essere identificata come uno status sociale (simbol) basti pensare ai tipici meme passati per il gruppo whatsapp la bottiglia con la mascherina, la banana con la mascherina l’opera d’arte con la mascherina. Si utilizza come elemento di adattazione.
Come sarà la street art post covid 19?
Io mi chiedo come sarà l’umanità dopo il covid 19.
Si spera nel buon senso e nel rispetto dei valori.
Da un lato sembrerebbe di vivere con più di buon senso, un cambiamento nell’evoluzione di stile, gusti, ma la street art di per sé non è mai stata uguale. Si spera in un accrescimento in meglio. La Street Art è sempre in evoluzione e continuo cambiamento, forgiando il nostro pensiero, la strada viene vista e vissuta come un museo; e Battuta: post covid sicuro con guanti, mascherine e distanza da rispettare.
Barcellona 4 maggio 2020

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