Chi è un artista?
Tra le infinite risposte che potremmo dare a questa domanda, mi piace pensare che un artista è quella persona che è riuscita a trovare un modo per rappresentare la propria verità.
Una verità che non vuole sovrapporsi a quella di nessun altro, ma che con la propria potenza contribuisce a rendere questo mondo più ricco, interessante e carico di bellezza!
Se prendiamo per buono questo presupposto, possiamo affermare che Valerio Guida, nonostante la sua giovanissima età, dodici anni, è a tutti gli effetti un artista. Non è tanto per le capacità tecniche dei suoi disegni, che lascio eventualmente valutare a chi possiede maggiori competenze delle mie, ma per ciò che questi suoi lavori rappresentano. Per lui e per chi ha la fortuna di incontrarlo e di conoscere la sua storia.
Per Valerio disegnare significa raddrizzare l’intero universo che lo circonda; convertire ciò che per altri sarebbe negativo in positivo; creare un ponte che gli consente di raggiungere chi gli sta intorno.
E sotto questo ponte c’è l’autismo e una voragine di energia che, diversamente, potrebbe diventare incontenibile fino a travolgerlo.
All’inizio della sua storia di bambino e di artista ci sono due genitori che con i radar sempre accesi cercano di intercettare tutte le sue passioni, fin da piccolissimo: il jujitsu, la musica, la cucina…
Valerio si appassiona a tutto quello che fa, ma non sempre queste passioni proseguono. Tutte tranne una: il disegno.
Fin da quando aveva tre anni, Valerio avverte la necessità di scandire i ritmi delle giornate, di preparare degli elenchi per mettere in ordine le attività che si susseguono e le singole azioni che deve compiere. Elenchi che lo aiutano a percepire spazio e tempo con armonia, e senza i quali entrerebbe in agitazione.
Ma è troppo piccolo e non sa ancora scrivere, quindi in suo soccorso arrivano un foglio e una matita.
Se deve mettere in ordine la cameretta, prima disegna il letto, poi l’armadio, lo scatolone pieno di giochi… E alla fine grazie a questo schema porta a termine i suoi obiettivi.
Un bel giorno, mamma Viviana e papà Vincenzo provano a mettere nella sua cameretta un cavalletto, delle tele e dei colori! C’è anche la zia Francesca a casa, che ama disegnare, e da quel primo disegno insieme Valerio non smette più, e va avanti da solo.
A prima vista sembrerebbe che l’arte del disegno sia per Valerio come un’ossessione, ma osservando con maggiore attenzione si capisce bene che ogni tratto di matita, di colore, ogni sfumatura contengono una specie di codice segreto. Un linguaggio che gli consente di catturare ciò che vede e che sente, ma che diversamente non saprebbe esporre in modo altrettanto preciso e spettacolare.
Nella sua storia, poi, sono tante le persone che lo ammirano e lo sostengono, ci sono gli insegnanti, i compagni e gli amici che a volte gli chiedono lo schizzo di un loro ritratto, e se ispirato non si tira mai indietro.
In cambio non chiede e non vuole nulla, ma riceve comunque la più ricca e ambita fra le ricompense: la gioia di sentirsi compreso e amato!
La sua narrazione cela forti trasporti emotivi riversando il tutto in uno scorcio paesaggistico di grande resa visiva per il gusto impressionistico che l’artista vi imprime, avvalendosi di pigmenti declinati in decise sfumature, colate materiche e marcature segniche. ll colore definisce lo spazio e distribuisce la luce tramite pennellate rapide, bagliori disseminati nella composizione in un susseguirsi ritmico di crescente intensità.
Gli scenari dai contorni abbozzati sono ritratti in una coreografia di posture danzanti, stagliandosi su un sfondo che si propone come un vibrante labirinto segnico. Mimora sa tradurre il colore in energia, riversando la propria emotività sullo spazio pittorico con intensa poeticità.

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