di Maria Rutilia Coccetta

Oltre il visibile ci sono mondi inesplorati e ancora inesplorabili per l’uomo.

Alessandro Fiammenghi ha sentito e sente forte l’esigenza di avventurarsi in questi mondi dove tutto è possibile e dove i sensi sono esclusi. Infatti, i sensi, i nostri sensi, appartengono al “finito”. Ma lui cerca l’infinito, l’eterno e l’universale, dimensioni dello spirito tanto preziose quanto sfuggenti, di cui noi uomini siamo inconsapevoli custodi.
Poiché questi mondi sono solo sognati, all’artista appaiono su uno sfondo monocromo: in blu notte o in bianco.
Così ce li presenta.
Ma ogni sfondo, compatto e omogeneo, è volutamente separato dalla lastra trasparente in plexiglas traboccante di colore, dove le forme lineari e materiche si frantumano per poi ricomporsi secondo inaspettate armonie.
Le forme appena abbozzate e i colori sono però elementi “sensibili”, indispensabili per accedere al “non sensibile” attraverso quella enigmatica superficie trasparente.
Si tratta tuttavia di segni minimali che lungo il cammino dell’uomo e dell’artista diventano simboli densi di significato.
Anche quei simboli, come ogni simbolo, possono essere decodificati, sempre in modo parziale e imperfetto, da un linguaggio con un suo specifico alfabeto.
Però il simbolo e la sua intrinseca energia possono anche passare indisturbati attraverso la illusoria realtà, fino ad arrivare all’inconscio di ognuno, là dove alberga l’emozione e talvolta lo smarrimento. Si tratta di un magico smarrimento vestito di soffusa sacralità e di un piacere che tocca le corde profonde della sensibilità; oserei dire della sensualità.
È un piacere che confina con la felicità; la felicità di avere superato i limiti del materiale per andare “oltre” dove si ha la sensazione di galleggiare e di volteggiare liberi dai lacci del “finito” così falsamente rassicurante. Io credo che questo provi l’artista nel creare la sua opera d’arte. Ma è anche ciò che può provare l’osservatore, rapito dal magnetismo di una profonda spiritualità, al di là della forma e del colore, oltre la trasparenza di un materiale inerte: il plexiglas.

Orrore e riparazione
acrilico su plexiglass,
lavorato anche a fiamma, cm 100×100

È come trovarsi insieme, artista e spettatore, sospesi nello spazio incontaminato della bellezza… là dove la bellezza entra in contatto con l’anima.
Sull’onda lunga e profonda dei suoi pensieri attorno al senso della vita, con riferimento alla
filosofia Zen, Alessandro Fiammenghi ha fondato un movimento: il “solismo” e ne ha scritto il primo manifesto.
Il termine “solismo” può far pensare alla malinconia e all’isolamento sociale; può far pensare al sentirsi e all’essere soli dal momento della nascita al momento della morte, come Alessandro sostiene con convinzione.
Il “solismo”, in estrema sintesi, è la consapevolezza di essere unici e irrepetibili, di essere più un vuoto che un pieno, come lo è la materia fatta di particelle nucleari e subnucleari, oggi tanto studiate dalla fisica dei quanti nella loro interazione con la radiazione.
Infatti, le creazioni di Alessandro hanno, secondo me, le caratteristiche per essere inserite nella corrente dell’arte quantica. In tutte le sue opere i vuoti lasciano poco spazio ai pieni sempre frammentati, ma ricomposti in elegante forma di foglia, simbolo della vita, custode d’intrinseca armonia. Nelle sue creazioni la rottura delle materiche scie di colore crea, come nella vita reale, insospettate assonanze, quasi gridate dallo sfondo compatto ed omogeneo, di solito intensamente blu.Il pensiero, sulle ali dell’emozione, si perde nello spazio monocromo che ha il sapore e il profumo dell’infinito.
Talvolta le fratture trovano il coraggio di dichiarare il trauma che le ha generate, così il plexiglas si rompe in fori, squarci e tagli, bruciato e piegato dal calore della fiamma ossidrica. Intanto l’opera diventa complessa e racconta la storia dell’umanità senza inutili e fastidiosi svolazzi d’ipocrisia. Nel corso della vita ognuno è chiamato a riparare fratture personali e sociali per costruire un nuovo sé e una nuova umanità. Quando Alessandro crea, pensa proprio alla vita, quella di tutti che, attraverso le successive riparazioni, trova l’energia necessaria per arrivare al suo termine rappresentato dall’apice della fantomatica foglia.

Orrore e riparazione
acrilico su plexiglass,
lavorato anche a fiamma, cm 100×100

I giapponesi conoscono la tecnica del riparare con l’oro: il “kintsugi” È come oro zecchino ogni nostra lacrima, ogni nostro atto di coraggio mentre ci muoviamo su un terreno di prova, ogni sforzo per rimetterci in piedi dopo una caduta. Il dubbio che talvolta ci assale sembra toglierci il respiro mentre ci muoviamo lungo il cammino faticoso e accidentato dell’esistenza. Però nasce proprio lì la
prorompente energia che ci permette di fare qualcosa di nuovo, senza escludere il passato, riconoscendo il presente e anticipando il futuro.
Questa è l’arte in ogni sua manifestazione.
Questa è l’arte di Alessandro Fiammenghi; un creativo che vuole vedere dove altri non vedono, non vogliono vedere o non possono vedere.
Buon viaggio Alessandro lungo la tua strada apparentemente senza “meta condivisa”, verso un futuro non futuro denso di idee abbaglianti e delle loro caleidoscopiche immagini colorate, alla ricerca del “senso della vita”.

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