Per Rosario Oliva l’arte nasce dall’esperienza diretta e dalla capacità di trasformare emozioni, ricordi e riflessioni in immagini. Il suo percorso creativo si sviluppa tra memoria personale e osservazione del presente, affrontando temi contemporanei come l’identità digitale e l’influenza dei social media, senza rinunciare alla dimensione poetica del paesaggio e del ritratto. In questa intervista l’artista ripercorre le tappe fondamentali della propria formazione, racconta le influenze che hanno segnato la sua ricerca e riflette sul ruolo dell’arte nella società contemporanea. Ne emerge il profilo di un autore che vede nella pratica artistica uno spazio di libertà, autenticità e continua ricerca.
Quando e come hai compreso che l’arte sarebbe stata una parte centrale della tua vita? Avevo sei anni. Disegnai Paperino su un foglio di quaderno a righe e scoprii di saper disegnare. Fu una vera epifania. In quel momento capii quale direzione avrebbe preso la mia vita. Dico “avrebbe preso” perché non fu una decisione razionale: accadde in modo naturale, come se non ci fosse altra strada possibile. Ho trasformato questo ricordo in un’opera intitolata “Low Tide in My Memory”.
Qual è stato il tuo primo incontro significativo con l’arte, quello che ti ha segnato maggiormente? Da bambino mi regalarono un piccolo libro dedicato a Toulouse-Lautrec. Fu amore a prima vista. Ancora oggi lo considero uno dei più grandi artisti della storia dell’arte. Rimasi affascinato da quei suoi “non finiti” che, paradossalmente, apparivano così completi.
In che modo la tua formazione ha influenzato il tuo linguaggio artistico? La formazione ha inciso soprattutto sulla conoscenza della tecnica e sulla capacità di sintesi nella comunicazione visiva.
Quali sono i temi principali che attraversano la tua ricerca artistica? Attualmente mi interessano soprattutto due tematiche: l’alienazione generata dai social media e l’identità digitale nella società contemporanea. Parallelamente porto avanti una ricerca sul paesaggio. Anche il ritratto occupa un posto importante nel mio lavoro: quando qualcuno osserva un ritratto e riconosce immediatamente la persona raffigurata, comprendendo che lì è stata restituita una presenza autentica, si crea qualcosa di speciale.
Che ruolo ha l’esperienza personale nel tuo processo creativo? Un ruolo totale. Tutta la mia arte nasce dall’esperienza diretta. Non riuscirei a raccontare qualcosa che non appartiene alla mia vita o che non ho vissuto personalmente. Sarebbe come dichiarare il falso.
Come nasce solitamente un’opera? Da un’emozione o da un’esperienza vissuta che, successivamente, si trasformano in un’idea concettuale e in una sintesi visiva.
Quanto conta per te la tecnica rispetto al contenuto dell’opera? Tecnica e contenuto sono inscindibili. Non si può esprimere efficacemente un contenuto senza una tecnica adeguata, così come una grande abilità tecnica rischia di essere vuota se non sostenuta da un significato.
Come scegli i materiali, i soggetti o i linguaggi che utilizzi nel tuo lavoro? In qualche modo si scelgono reciprocamente. Alcuni soggetti richiedono un determinato linguaggio per esprimere al meglio la propria forza comunicativa, altri ne richiedono uno completamente diverso.
In che modo il tempo e la società contemporanea influenzano la tua produzione artistica? In maniera profonda. Vivo immerso nella società contemporanea e inevitabilmente le mie opere ne assorbono temi, dinamiche e contraddizioni. Molte delle mie ricerche nascono proprio dall’osservazione del presente.
C’è un’opera che consideri particolarmente rappresentativa del tuo percorso? Probabilmente “Falling Sky”. È la prima opera che ho realizzato dopo molti anni dedicati al digitale ed è quella che ha segnato l’inizio del mio attuale percorso artistico.
Quali artisti o movimenti hanno avuto un’influenza determinante sulla tua ricerca? Toulouse-Lautrec è stato fondamentale. Forse anche perché, come lui, ho lavorato per molti anni nell’ambito dell’illustrazione pubblicitaria. Ho sempre amato anche Turner, Monet e, per certi aspetti, Basquiat.
Che tipo di dialogo desideri instaurare con l’osservatore delle tue opere? Un dialogo emotivo e contemplativo. In alcune opere desidero suggerire riflessioni, in altre semplicemente offrire un’esperienza estetica capace di regalare emozioni e bellezza.
Ritieni che l’arte abbia oggi una funzione sociale, culturale o politica? L’arte ha sempre avuto queste funzioni, anche quando sembra perseguire esclusivamente un ideale di bellezza. Ogni artista è inevitabilmente influenzato dal proprio contesto e trasmette, consapevolmente o meno, aspetti sociali, culturali e politici attraverso il proprio lavoro.
Come vivi il rapporto con il mercato dell’arte e con le dinamiche espositive? Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.
Quanto è importante per te il confronto con contesti e pubblici internazionali? È molto importante. L’arte non dovrebbe parlare soltanto all’interno dei confini nazionali. Esistono certamente differenze culturali e sensibilità diverse che possono influenzare la ricezione di un’opera, ma il confronto internazionale rappresenta sempre un’occasione di crescita e di arricchimento reciproco.
Come affronti i momenti di crisi o di blocco creativo? Con pazienza. E, devo ammetterlo, anche con una certa dose di sofferenza.
Che rapporto hai con la critica e con il giudizio esterno sul tuo lavoro? L’apprezzamento per il mio lavoro mi gratifica profondamente. Non appartengo alla categoria degli artisti che dichiarano di essere indifferenti al giudizio degli altri. È bello percepire l’emozione che un’opera riesce a suscitare negli occhi di chi la osserva.
Cosa significa per te essere un artista oggi? Forse è uno dei pochi modi rimasti per essere veramente liberi.
Su quali progetti o ricerche stai lavorando attualmente? Non seguo un percorso rigidamente definito. Mi lascio guidare dalle esperienze che vivo e dall’atto stesso del fare. Rimane però costante la ricerca di qualcosa di nuovo, o forse di qualcosa che esiste già e attende soltanto di manifestarsi attraverso nuove forme e nuove possibilità espressive.
Quali direzioni immagini per la tua ricerca artistica nel prossimo futuro? Non credo sia possibile saperlo in anticipo. Mi auguro soltanto di riuscire a rimanere sempre sincero e autentico nella mia arte.


New Narcissus, acrilico su tela, cm 80×100

